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la Costituzione ride, ma è una cosa seria close

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La fiducia sul disegno di legge di conversione del cd. Decreto Rave

in profstanco / by Gian Luca Conti
28/12/2022

La discussione parlamentare sul disegno di legge di conversione del cd. Decreto Rave è piuttosto animata.

Sono state respinte le pregiudiziali di costituzionalità e il Governo ha posto la questione di fiducia, il che significa che la conversione del Decreto Rave è una questione di gabinetto: se la Camera non facesse propria la decisione di considerare un reato l’organizzazione di raduni musicali illegali, il Governo cadrebbe. Read more →

Ravanare 17

in profstanco / by Gian Luca Conti
02/11/2022

Chi comincia bene è già a metà dell’opera.

E’ il proverbio che viene in mente leggendo il d.l. 31 ottobre 2022, n. 162.

La norma che, forse, dovrebbe essere oggetto di maggiore attenzione è quella che è stata messa a punto in vista della trattazione in Corte costituzionale della questione di legittimità costituzionale dell’ergastolo ostativo. Ma probabilmente il marchingegno messo in piedi per superare l’ergastolo ostativo – non si dà seguito al Fine pena mai nel caso in cui il condannato dimostri di non avere più niente a che fare con le ragioni che avevano giustificato la sua condanna, prova che forse non è molto semplice – serve solo a un aggiornamento della udienza pubblica fissata dalla Corte costituzionale all’8 novembre 2022.

La norma che, allora, vale la pena prendere in esame è l’art. 5 intitolato Norme in materia di occupazioni abusive e organizzazione di raduni illegali, che introduce l’art. 434 bis, c.p. (Invasione di terreni o edifici per raduni pericolosi per l’ordine pubblico o l’incolumità pubblica o la salute pubblica), fra l’art. 434 (Crollo di costruzione e altri disastri dolosi) e l’art. 435 (Fabbricazione o detenzione di materie esplodenti).

E’ una norma che nasce ad horas e che ha un intento chiaramente muscolare: ci sono stati dei ragazzi che hanno avuto l’ardire di organizzare un rave party per Halloween e il Governo non è restato con le mani in mano.

Questa norma punisce chiunque organizza o partecipa a un raduno di oltre cinquanta persone in un terreno o un fabbricato di proprietà altrui senza il consenso del proprietario se ci può essere un pericolo per la salute, l’incolumità o l’ordine pubblico.

La pena è compresa fra un minimo edittale di 3 anni e un massimo di 6 anni e come misura accessoria si prevede la sorveglianza speciale di pubblica sicurezza.

Il primo problema è perché una norma speciale rispetto all’art. 633, c.p. che punisce l’invasione di terreni o edifici con la pena da uno a tre anni e da due a quattro anni se il fatto è commesso da più di cinque persone o da persona palesemente armata. Ce n’è bisogno se il fatto che viene commesso determina un pericolo per la salute, l’incolumità o l’ordine pubblico? Forse sì, può essere ragionevole.

Ma non è ragionevole se il fatto che determina il reato è l’organizzazione di un “raduno”, perché un raduno è esercizio della libertà (costituzionale) di riunione e l’esercizio di una libertà costituzionale non può costituire l’aggravante di un reato. Suona proprio male. Terribilmente male.

Il secondo problema è la nozione di ordine pubblico.

E’ facile dire che in Costituzione non c’è. E’ facile dire che è figlia di un testo unico di pubblica sicurezza che i Costituenti aborrivano per averne fatto le spese. E’ triste aggiungere che si tratta di una nozione utilizzata sempre più spesso dal legislatore e che questo accade perché la nostra società ha voglia di ordine pubblico. Più voglia di ordine pubblico che di libertà costituzionali.

Il terzo problema è la forma utilizzata per costruire il reato: un decreto legge. Dei ragazzi organizzano un rave e il Governo lo considera un motivo sufficiente a giustificare un decreto legge. I decreti legge sono atti che hanno la forza di legge per effetto di una situazione di eccezionale urgenza che non tollera ritardi per essere affrontata. Il raduno di Modena, sgomberato la mattina successiva, o quello del Salviatino, poco più di un pubblico schiamazzo, non sembrano raggiungere questa soglia.

Ma soprattutto se succede qualcosa che il Governo considera disdicevole, il Governo può ricorrere al decreto legge per vietarlo? Sembra molto forte e soprattutto molto in contrasto con il divieto di norme penali eccezionali.

Sono tutte considerazioni ovvie per un costituzionalista e sicuramente un penalista ne potrebbe aggiungere altrettante, ancora più forti.

Il punto, però, è che più che essere il d.l. 31 ottobre 2022, n. 162, sembra il 31 ottobre 1922, n. 162…

Fra Draghi e Conte, c’è Forlani? (Non fiducia, Fiducia sfiduciante e Fiducia intermittente)

in profstanco / by Gian Luca Conti
14/07/2022

I senatori del Movimento 5 Stelle si sono allontanati dall’aula al momento del voto di fiducia al Governo Draghi sulla conversione del decreto aiuti.

Draghi è salito al Quirinale annullando il Consiglio dei Ministri già fissato per le 15:30. Ha parlato per un’ora con il Capo dello Stato. E’ rientrato a Palazzo Chigi e ha convocato un nuovo Consiglio dei Ministri che si sta svolgendo mentre si scrivono queste righe.

La tesi di Conte, il leader del Movimento 5 Stelle, che pare avere il convinto sostegno di Di Battista e di Grillo, è che il Movimento sostiene convintamente il Governo da cui non ritira i propri ministri ma non può accettare di votare a favore di provvedimenti che si pongono in contrasto con la transizione ecologica.

I precedenti parlamentari sono due: il governo della non sfiducia di Andreotti (1976) e il fallito governo della fiducia sfiduciante di Forlani (1987).

Il primo precedente ha un che di antico e di nobile: è il Governo che ha gestito l’affare Moro, quello delle convergenze parallele o del compromesso storico (che non sono due espressioni per lo stesso fenomeno ma due visioni opposte del futuro). In questo caso, la fiducia fu votata da 258 deputati su 630, con 44 no e 328 astenuti; al Senato i “sì” furono 137 su 315, con 17 no e 161 astenuti. La visione che stava dietro alla non fiducia era la necessità di condividere scelte di grande impatto per la società. E’ di questo Governo sia il d.P.R. 616/1977, di attuazione del sistema regionale, che la riforma del sistema sanitario e quella del bilancio dello Stato. Condividere delle scelte trasversali rispetto all’indirizzo politico non significa condividere la visione politica della Società dei partiti che formano la maggioranza di Governo amalgamando le proprie ideologie. Per questo, coerentemente, il P.C.I., ma anche il Partito Socialista, quello Repubblicano, il Socialdemocratico e i liberali, hanno sostenuto il Governo nei voti parlamentari, non ne hanno provocato la caduta votando la sfiducia, ma non hanno partecipato né alla votazione della fiducia, che vale come adesione rispetto a un programma, né al Governo indicando taluni dei ministri che vi parteciparono.

Molto diverso lo sceneggiato che andò in onda il 23 aprile 1987, d’altraa parte Drive In e Colpo Grosso avevano preso il posto di Sandokan, con protagonisti Forlani, Craxi, Pannella, Martinazzoli e, perfino, Nicolazzi. Forlani aveva i numeri per confezionare un esecutivo di fine legislatura. Craxi fece crollare questa ipotesi annunciando il voto favorevole dei socialisti. Martinazzoli, di cui tutto si può dire ma non che fosse una persona seria, per evitare che i democristiani fossero condizionati dai socialisti nell’esperienza di governo, fece sì che i parlamentari D.C. si astenessero dal voto, con il risultato che un monocolore D.C. non passò per effetto dell’astensione dei parlamentari della D.C.

In questa operazione, vi era tutta la genialità regolamentare di Pannella e l’arrogante spavalderia di Craxi.

In entrambi i casi, si rivela la sostanza etica della fiducia parlamentare: nella “non sfiducia” dell’Andreotti III, il P.C.I. accetta di sostenere una politica che ritiene essere nell’interesse della Repubblica ma non può ideologicamente condividere la responsabilità del Governo, perché la sua ideologia gli consente di condividere determinate scelte ma non gli consente di condividere la visione generale degli interessi della Nazione che amalgama i partiti della maggioranza di Governo e che consente al Presidente del Consiglio di operare l’attività di sintesi che chiamiamo indirizzo politico. E’ la stessa visione che giustifica il rifiuto di Martinazzoli ad accettare una fiducia sfiduciante: se chi mi dà la fiducia, non ha la mia stessa visione degli interessi della Nazione, la fiducia è un sofisma, perché non esprime l’indirizzo politico che giustifica l’unione fra esecutivo e rappresentanza.

Il ragionamento di Conte è esattamente il contrario: posso stare al Governo anche se non ne condivido singole scelte.

In un mondo normale, un mondo diverso dai monster movies che passano in questi giorni sull’Ansa, chi non condivide una scelta deve fare del proprio meglio perché quella scelta non produca conseguenze e se non ci riesce si deve dimettere.

Se non mi piace risolvere con un termovalorizzatore l’emergenza dei rifiuti di Roma, devo cercare soluzioni alternative, continuando a incenerire i rifiuti della capitale a Torino; se non mi piace che in un testo di conversione di un decreto legge vi siano delle disposizioni disomogenee, devo protestare alla Camera nel Comitato per la Legislazione e al Senato in Commissione Affari Costituzionali, e così via. Non mi posso allontanare e lasciare che quella scelta faccia il proprio corso.

Non è una cosa seria.

E’ difficile immaginare che cosa deciderà Draghi, se dimettersi irrevocabilmente, come pareva avere anticipato nelle sue ultime dichiarazioni, o se tornare alle Camere per un nuovo voto di fiducia.

Sicuramente, però, Conte sta introducendo un nuovo modello di non fiducia: la fiducia intermittente e questo pare in assoluto contrasto con l’essenza del nostro regime parlamentare e, forse, anche con l’essenza logica del regime parlamentare.

P.s.

Draghi, alla fine, si è dimesso e Mattarella gli ha chiesto di presentarsi alla Camere, parlamentarizzando la crisi, che è diventata una cosa seria, assolutamente seria.

Il nodo politico della questione è anche costituzionale: l’unica alternativa nell’effettivo interesse del Paese sembra essere un governo a guida Draghi formato esclusivamente da tecnici e fondato sulla Non Fiducia di tutti i partiti politici.

Una sorta di estremizzazione del compromesso storico e della logica delle convergenze parallele che odora molto di Giolitti e rammenta da vicino la non ideologia che ha caratterizzato il De Pretis del discorso di Stradella.

Potrebbe essere arrivato il momento di staccare definitivamente la funzione di Governo dai partiti politici: se i partiti politici non esistono più, perché devono ostacolare una funzione che è sempre più vicina all’amministrazione in senso tecnico e distante dall’indirizzo politico?

Sicuramente è l’unica ipotesi che potrebbe consentire di arrivare a una riforma della legislazione elettorale che tenga conto della riduzione del numero dei parlamentari.

P.p.s.

Conte ha la stessa statura Shakespeariana di Lino Banfi, con tutta la stima per l’avanspettacolo in politica che chi scrive è capace di manifestare.

Si è trovato in una situazione assai complicata da gestire nel momento in cui ha perso Palazzo Chigi. Era il momento di abbandonare la politica, scegliere la via dell’esilio, allontanarsi dal palcoscenico.

Non ha voluto farlo e ha dovuto subire il tradimento dell’ala governista del Movimento e non ha compreso che l’ala più estremista aveva un unico interesse: fare cadere il Governo restando pura.

Lo ha fatto.

Suicidandosi, perché voglio vedere se Di Battista e Grillo si lasciano guidare dalla sua autorevolezza in una campagna elettorale tutt’altro che semplice.

Suicidando anche il P.D. perché in queste condizioni un campo largo è impossibile. Ma, per una volta, si potrà capire che l’opposizione è l’unico punto di partenza ragionevole per costruire una proposta politica e di lungo periodo.

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